GUARDANDO AGLI USA

Negli USA la campagna elettorale presidenziale è decisa dalla raccolta fondi, dalla concentrazione del consenso verso un candidato. Obama ha fatto scuola ottenendo il suo secondo mandato mediante una squadra di informatici che ha utilizzato al meglio i social.
Se è vero che quanto succede negli USA si verifica poi nella vecchia Europa, bisogna chiedersi: anche la politica italiana scivolerà verso una sorta di presidenzialismo in barba alla Costituzione?
La risposta è: dopo la meteora del Movimento 5 Stelle, sì. Perché anche i più ingenui stanno comprendendo che la promessa di essere democrazia dal basso e forza popolare dei meetup era una favola, ed è stata tradita da un pugno di persone che obbedivano a un progetto verticistico. Non è un caso che nei territori di tutta Italia le iniziative degli attivisti siano sfumate in un modo o in un altro.
Questo ignobile tradimento ha già innescato una bomba astensionista. Il M5S è stata l’ultima suggestione idealista.
Dopo, in Italia come negli USA, il 30% della popolazione andrà a votare per coalizioni, carrozzoni e vuoti simboli inventati da chiunque possieda uno straccio di notorietà. Salvini, Meloni, Renzi, Calenda, Di Maio, Conte, e persino Fedez, fanno bene a giocarsela, strapperanno un tornaconto. L’Italia no.

                                                                                      Andrea Pirro

Legge sui partiti: bozza di undici articoli.

IDENTITA’ DEL PARTITO POLITICO

Art. 1
Il Partito Politico è un’associazione di cittadini volta a concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. La sua attività è di interesse pubblico.

FINALITA’ DEL PARTITO POLITICO

Art. 2
Il Partito Politico persegue il benessere e il progresso della Nazione.

Art. 3
Il Partito Politico studia, elabora e decide a maggioranza la propria proposta politica. Il Partito Politico ha la responsabilità della selezione di candidati idonei al governo delle Istituzioni.

Art. 4
Il Partito Politico ha l’obbligo della chiarezza dei propri intenti, sia nei programmi economici e sociali per il Paese, sia nei temi specifici.

INDIPENDENZA DEL PARTITO POLITICO

Art. 5
L’attività del Partito Politico si fonda sul volontariato degli associati, sulla partecipazione dei cittadini, sui contributi economici stabiliti dalla legge.

Art. 6
L’elenco degli iscritti, le donazioni dei privati, la contabilità del Partito Politico, sono pubblici e accessibili a chiunque abbia interesse. La contabilità del partito deve essere certificata annualmente da un ente individuato dalla legge.

Art. 7
L’indipendenza del Partito Politico si fonda sull’avvicendamento delle cariche del partito stesso a tutti i livelli. Le cariche sono decise con metodo democratico, durano due anni e non possono essere ricoperte più di due volte dalla stessa persona.

Art. 8
Le cariche amministrative e di governo del Paese sono ricopribili per un tempo limitato: un mandato per la carica di Presidente della Repubblica, due mandati per tutte le altre cariche. I predetti limiti valgono anche nel caso che i mandati non siano stati completati a causa di eventi politici o di qualsiasi altro genere.

IDONEITA’ DEL PARTITO POLITICO ALLA PARTECIPAZIONE A ELEZIONI POLITICHE E AMMINISTRATIVE

Art. 9
Non sono ammessi alle elezioni i partiti personali, quelli sottomessi a un dominus palese o occulto. Sono altresì esclusi da elezioni i partiti che non rispettano il dettato della presente legge, e in particolare gli artt. 4, 5, 6 e 7. Non sono ammessi alle elezioni i partiti che hanno ricevuto finanziamenti illeciti.

Art. 10
Per la chiarezza della proposta politica, e a tutela del voto consapevole, non sono ammesse alle elezioni le coalizioni di partiti, le coalizioni di liste civiche, le coalizioni di partiti e liste civiche, e ogni altra formazione politica o coalizione politica che non sia conforme a quanto previsto dalla presente legge.

STATUTO DEL PARTITO POLITICO


Art. 11
Lo statuto del partito politico deve rispettare la Costituzione, le leggi dello Stato Italiano, e in particolare la presente legge. Lo statuto del partito può essere modificato dall’assemblea degli associati. La trasgressione della lettera dello statuto rende il partito politico inidoneo a partecipare a elezioni politiche e amministrative.

Andrea Pirro

IL PARTITO VIRTUALE

Prima delle scorse elezioni Giuseppe Conte ha girato l’Italia per saggiare quanto richiamo abbia ancora la bandiera pentastellata. Nel suo viaggio ha anche incontrato pv regionali e comunali del Movimento 5 Stelle. Avrà capito che quelle persone sono isolate nei palazzi? Avrà capito che i parlamentari sono lontani dai territori che dovrebbero rappresentare? Oltretutto molti fra quegli eletti sono “personalità della società civile”, cioè estranei al Movimento, imposti ad attivisti e simpatizzanti nel 2018 con un’operazione elettoralistica che ha rappresentato il primo grande tradimento di quanti si erano spesi per la causa 5 Stelle.
Se Giuseppe Conte ha compreso queste cose, ha concluso che l’unica strada che rimane al Movimento è quella del PARTITO VIRTUALE, ossia la strada che seguono gli altri: una bandiera, proclami generici, personalità inventate da RAI e Mediaset cui spetta il compito di farle digerire al popolo bue.   Zero partecipazione dal basso, come le recenti elezioni amministrative hanno mostrato.
Perché il Movimento 5 Stelle è arrivato a tradire se stesso? Perché in Italia non ci sono regole comuni per tutte le forze politiche che si presentano alle elezioni, regole che garantiscano ad attivisti e elettori che il partito persegue l’interesse nazionale e non la mera occupazione del potere, e che la sua organizzazione si fonda su un minimo di democrazia interna.
Oggi più che mai il partito politico italiano è il barcone di quattro padroni che ne traggono vantaggi e vanità. Gli italiani hanno capito questo, la sorte del Movimento gli ha confermato questo. Dunque è ineluttabile che i barconi vaghino in un mare di astensionismo.
Andrea Pirro

Dalla partecipazione all’occupazione

Qualche giorno fa, durante il blocco di WA, FB e Instagram, mi sono ritrovato a riflettere sui social e la politica. Come dimenticare la strabocchevole risposta alla promessa di democrazia dal basso del Movimento 5 Stelle? L’entusiastica voglia di partecipare faceva fiorire chat e pagine FB. Pure gli appelli alla democrazia diretta erano una suggestione potente che spingeva a darsi un’organizzazione locale. Adesso nelle chat sono rimasti in pochi a commentare la cronaca politica da spettatori, qualche vecchio attivista sembra aspettare che il sogno riparta.
Ma la politica non è spettacolo e neppure speranza. La politica si fa. La politica è confronto fra persone reali: operai con imprenditori, ricchi con poveri, liberi professionisti con impiegati pubblici, ignoranti con sapienti, affermati con falliti, fortunati con disgraziati. Nonostante le distanze culturali ed esistenziali, i cittadini devono ragionare insieme e trovare un percorso comune, difendere ad ogni costo l’ascensore sociale, cioè l’accesso alla formazione, alla cultura, alle opportunità di lavoro. E poi devono scegliere chi li rappresenti, cioè i delegati a portare avanti le idee della comunità dentro le istituzioni.
Tutto questo si chiama democrazia partecipativa, e comincia dai territori.
Qual è l’alternativa? L’alternativa è che continuino ad occupare lo Stato i partiti personali e quelli padroneggiati da piccole consorterie romane. Talvolta si sente parlare a cuor leggero di “evoluzione verticistica di un partito”. Attenzione! Nel partito verticistico le persone sono legate dalle cordate dei capibastone, e i membri delle cordate stanno al gioco se ne traggono un tornaconto, e il tornaconto non può che essere l’occupazione del potere.
I partiti italiani sono nemici della democrazia partecipativa, la avversano sottobanco perché la partecipazione implica vigilanza sulla democrazia interna del partito. Solo una LEGGE SUI PARTITI potrebbe imporre una base di democrazia dentro le forze politiche.
Io temo che ad un certo punto, perduta ogni speranza di partecipare, persino le chat taceranno, e sarà un’amara sconfitta perché mai nella storia dell’umanità i cittadini hanno avuto tanti mezzi d’informazione, confronto e mobilitazione. Purtroppo questi meravigliosi strumenti sono usati per arrivare al solito obiettivo: l’occupazione del potere.
Andrea Pirro

DEMOCRAZIA ELETTORALE

Nei giornali dello scorso settembre è apparsa la notizia dell’arresto del segretario de L’ALTRA ITALIA, il movimento politico che avrebbe presentato liste elettorali in cui figuravano nomi di persone candidate a loro insaputa, ignare dell’esistenza del movimento stesso. L’ALTRA ITALIA consisterebbe dunque in un manipolo di spregiudicati arrivisti che propagandava l’aquila tricolore come simbolo di un’associazione politica inesistente.
Se tutto questo fosse vero, L’ALTRA ITALIA sarebbe l’esempio estremo delle aberrazioni cui può giungere la Democrazia Elettorale.
Che cos’è la Democrazia Elettorale? La Democrazia Elettorale è la tendenza a ridurre la democrazia a sinonimo di elezioni. Questo fenomeno di estrazione U.S.A. si è diffuso in tutto il mondo permettendo perfino ai regimi più autoritari di darsi una parvenza democratica. Si vota in Corea del Nord, nel Myanmar, in Turkmenistan, in Sudan, in Uzbekistan. Anche i generali africani promettono elezioni dopo che compiono colpi di stato.

Nella vecchia Europa tutti dovrebbero però sapere che le elezioni non esauriscono la forma democratica di governo. La democrazia è un complesso di istituti giuridici fondato su secoli di cultura liberale. La democrazia è un patrimonio prezioso ma vulnerabile: proprio le tanto sbandierate elezioni possono essere falsate in mille modi.
L’anello più debole della democrazia sono i partiti politici, soprattutto nei paesi dove non hanno un inquadramento giuridico. In Italia questa debolezza risale al tempo dell’Assemblea Costituente, allorché fu deciso di non inserire nella Costituzione della Repubblica Italiana una norma che dettasse almeno i requisiti minimi che il partito politico deve possedere.
La deregolamentazione ha giovato alla politica italiana? L’ha preservata da interferenze con la magistratura? La risposta è sotto gli occhi di tutti: la politica italiana è uno stagno solcato da partiti personali, da partiti dominati da piccole consorterie, da “coalizioni elettorali” che quasi sempre sono alleanze di forze politiche fittizie.
Tutte forme di partito non rispondenti all’interesse pubblico, al concetto di “associazione di cittadini” sancito dall’art. 49 della Costituzione.
In questo contesto la vita politica del Paese è fortemente pregiudicata. Il cittadino onesto mette a rischio dignità e reputazione avventurandosi in politica.
Il caso de L’ALTRA ITALIA non stupisce. Nel Paese in cui alleanze fra forze politiche spesso fittizie occupano lo Stato, le Regioni e i Comuni, non è strano che qualcuno s’inventi un partito virtuale, pronto per entrare in una coalizione e partecipare alla spartizione della torta.
Questa è solo l’ultima delle storture causate dalla mancanza di una LEGGE SUI PARTITI.
Andrea Pirro

SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

La UE condiziona il prestito del Recovery Found ad una giustizia più rapida nel nostro Paese. Così il Governo italiano è costretto ad affrontare una delle riforme-chiave che da tempo andavano fatte.
Lancio un grido: l’Italia non doveva arrivare alla riforma della Giustizia in questo modo, col cappello in mano, sotto la minaccia d’essere abbandonata al fallimento dalla UE! In queste condizioni si partoriscono mostri come “l’improcedibilità”.
Le novità introdotte dal ministro Bonafede potevano essere il primo passo di una riforma organica della Giustizia. L’impresa sarebbe stata difficile, ma poteva essere alla portata di un Governo forte degli originari 237 parlamentari del Movimento 5 Stelle.
Invece all’epoca il Movimento aveva perduto un centinaio di parlamentari, cioè coesione interna e, di riflesso, consenso nei territori che avevano eletto gli espulsi e i fuoriusciti.Il Movimento 5 Stelle mirava ad un consenso diffuso nei territori? Nel 2014 il suo Fondatore gridava dai palchi: “O noi o loro!”, “O vinciamo o torniamo a casa!” Quell’intransigenza eccitava gli attivisti, che poi si sono ritrovati al servizio delle “personalità della società civile”, ossia esterni candidati dal vertice alle politiche del 2018. L’Attore ha tagliato le gambe a candidati locali come Pizzarotti, Savia, Cassimatis. L’Attore ha usato la mano pesante coi territori e i territori sono rimasti alla mercè di partitini e liste civiche.
Senza il sostegno dei territori neppure il Governo dura e non realizza grandi riforme. Senza il sostegno dei territori il Governo galleggia sul debito e su una comunicazione compiacente. Le campagne elettorali si fanno nei territori: sembra persino stupido ricordarlo. Se il palazzo romano se ne dimentica, la debolezza nei territori è rilevata dai sondaggi, la rinfacciano gli alleati.
Ora il Fondatore guarda al 2050… come se il tempo attuale fosse perduto. Per la prossima tournée ha scritturato un promettente primattore, un pifferaio magico dall’eloquio carezzevole che acchiappa voti.
Andrea Pirro

I GOVERNI FATTI DALLA MASSONERIA

Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1990 al 1993, nel suo libro “La mia vita in massoneria” scrive che nel 1991 Bettino Craxi, in accordo con Giulio Andreotti, gli assegnò il compito di provare a portare avanti la costituzione di un nuovo governo. Poi non se ne fece nulla a causa dell’inchiesta “Mani Pulite”.
  Verità o millanteria?
Di certo sono molti i politici che le inchieste della magistratura hanno scoperto affiliati a logge massoniche o a gruppi affaristici, se non criminali.
La democrazia è un patrimonio prezioso ma fragile. Non è un privilegio acquisito, nessuno la regala. Non finirà mai la lotta per difenderla da distorsioni, abusi e inquinamenti. I partiti sono l’anello debole.  In mancanza di severi capisaldi è facile che siano occupati da demagoghi e professionisti della clientela, che siano asserviti a padroni o consorterie. Per questo anche in Italia è necessaria una LEGGE SUI PARTITI. DEMOCRAZIA COMPIUTA nasce per spingere il nostro Paese a compiere questo passo in avanti.
Andrea Pirro

SUL NUOVO STATUTO DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Secondo gli originari principi del Movimento gli attivisti dovevano lavorare nei territori, nelle proprie comunità. Tutti insieme sceglievano le persone migliori e si facevano carico delle campagne elettorali. Gli eletti si impegnavano per due mandati, poi dovevano tornare a casa e mettere la loro esperienza a disposizione degli altri.
Questi i valori proclamati, i valori che avevano suscitato nuovo interesse per la politica, i valori che il Garante doveva custodire.
Invece il Movimento 5 Stelle si è ritirato dai territori. La prospettiva di un’evoluzione democratica è svanita presto, forse non era mai stata in programma ma non conveniva dirlo. La democrazia del Movimento si è fermata alle votazioni on-line.
Il nuovo statuto scritto da Giuseppe Conte insiste nella disorganizzazione locale. Sopprime i gruppi locali (art. 25, lettera C), cita vagamente Gruppi Territoriali che possono tutt’al più presentare proposte al vertice (art. 6).
Come si può pensare di rimanere una forza politica nazionale lasciando i territori agli altri partiti? Tutte le battaglie elettorali si combattono nei territori, sembra persino stupido ricordarlo. Soltanto un consenso diffuso può permettere le grandi riforme di cui il Paese ha bisogno.
I sondaggi dicono che il Movimento avrebbe perso più della metà dei voti ottenuti nelle elezioni politiche del 2018. Nessuno si è assunto la responsabilità di questo declino. Grillo e Conte sembrano puntare più che mai sul partito virtuale, e sbagliano ancora perché il partito virtuale si brucerà in breve tempo come tanti altri partiti di carta. A meno che l’obiettivo 2050 del nuovo simbolo dei 5 Stelle non sia l’ennesimo slogan che cela fini meno lungimiranti: quello del Garante di rimanere tale a vita, quello del Presidente di passare otto anni in Parlamento galleggiando sull’astensionismo e sul debito come fanno i politici italiani da decenni.
Andrea Pirro

SETTE ANNI DOPO

Quelli che nel 2014 erano attorno al palco di Cagliari dove Beppe presentava i candidati alle elezioni europee dovrebbero avere tutti gli elementi per giudicare quanto è accaduto dopo. Il video dell’evento è su YouTube: è facile rinfrescare memoria. Ci sono portavoce e candidati schierati dietro Beppe che dice di conoscerli e di apprezzarli uno per uno, dice che il M5S inserirà in Costituzione il vincolo di mandato, che l’adesione all’euro la devono decidere gli italiani con un referendum e non i cazzoni dei partiti.
Sono passati sette anni da allora. Com’è andata? Il Movimento non si è mai battuto per l’inserimento del vincolo di mandato in Costituzione. Il Movimento non ha mai compiuto i passi necessari per l’indizione di un referendum sull’euro. La maggior parte dei portavoce e dei candidati che erano su quel palco sono usciti dal Movimento o ne sono stati espulsi insieme a 96 parlamentari. (Chi sarebbero i cazzoni? Quelli che sono usciti o quelli che sono rimasti?).
Sette anni dopo è pesante il fardello di contraddizioni e battaglie sbagliate, ma nessuno si è mai preso la responsabilità né degli errori, né del crollo dei consensi. 
Il Movimento decide di ritornare ad una guida collegiale. Decisione sacrosanta, presa dall’assemblea on-line. Ma poi, come se nulla fosse, elegge un presidente, il professor Giuseppe Conte, con una votazione bulgara a candidato unico.
Questa la storia del Movimento negli ultimi sette anni. Nuda e cruda. Quelli che erano attorno al palco del 2014 non possono non vedere che il Movimento è il partito personale del Garante, confermato in carica a vita dal nuovo statuto. Il Garante, dopo i consueti tentennamenti, ha scelto di affidare la sua creatura ad un nuovo primattore. Lo spettacolo deve continuare.
E’ tutto così chiaro! E mi sembra strano trovare ancora nelle chat, unici luoghi di confronto che sopravvivono nei territori abbandonati dal Movimento, le persone che conobbi intorno al palco del 2014: i nemici del professionismo in politica, i cultori della democrazia dal basso.
Veramente sono le stesse persone?
Il pensiero corre agli sfortunati candidati bruciati sulle graticole dell’era giacobina del Movimento, agli ingenui idealisti che misero in piedi sedi fisiche di dibattito e aggregazione. Carne da macello.
Fino a quando una LEGGE SUI PARTITI non farà del partito un luogo fondato su regole e responsabilità d’interesse generale, comuni a tutte le forze politiche, fino a quando una LEGGE SUI PARTITI non stabilirà che le cariche pubbliche sono l’opportunità di dedicare la propria vita al bene comune per un periodo limitato, la politica italiana sarà lo stesso teatrino inconcludente.
Andrea Pirro

L’ILLUSIONE DI PARTECIPARE

Gli iscritti del Movimento 5 Stelle hanno votato per nominare i componenti del Comitato di Garanzia e per la sostituzione di un membro del Collegio dei probiviri. La scelta era ristretta alla rosa di nomi proposta dal Garante, secondo la regola del nuovo statuto. Il risultato della votazione è noto.
Dico: che senso ha questo riciclare pv e famosi? Sembra che il Movimento sia una casa privata dove possono entrare soltanto personaggi pubblici. Una casta, direbbe un maligno. I ricordi corrono al disdegnoso rigore che lo “staff di Beppe Grillo” riservava alle candidature locali. Oggi sappiamo che il misterioso staff non è mai esistito, mentre sono realtà le sviste enormi, gli strascichi legali, la ritirata generalizzata dai territori e il conseguente crollo dei consensi di cui nessuno si è mai preso la responsabilità.
Nel Movimento ho incontrato tante persone. Erano tutte trolls, mezze calzette, cacciatrici di poltrone? Non credo. Di una cosa sono certo: aspiravano a ben altra partecipazione, non volevano essere spettatrici del solito teatrino della politica italiana.
Questo è il grande tradimento.
Dopo quindici anni di illusoria partecipazione che fare?  Non possiamo neppure arrenderci davanti ad un televisore perché lo schermo ci renderebbe tutto quello che avremmo voluto combattere, a cominciare dalle reti RAI,  luogo dove i partiti si alleano nello sperpero più sfrontato.

Andrea Pirro