
“Volete vincere le prossime elezioni?” chiedono gli strateghi del partito all’assemblea dei capi. “Se volete vincerle di sicuro, al cento per cento, un metodo ci sarebbe: scritturiamo l’uomo della TV… è il tipo del narciso, gli piace dare spettacolo… ma sa seguire un copione… farà quello che gli diciamo noi”.
Il partito candida l’uomo della TV, che vince le elezioni e diventa presidente degli U.S.A.. Ma subito l’uomo della TV straccia il copione (“Io non inizierò guerre, le fermerò”) e si lancia in annunci clamorosi, come se avesse bisogno di vedere ogni giorno la sua immagine moltiplicata, ingigantita dai media. Prende ad interpretare la parte dell’imperatore: prospetta la creazione dell’impero U.S.A. con l’annessione del Canada, della Groenlandia, del Venezuela e di Cuba. Ordina il rapimento di un capo di stato straniero e lo fa imprigionare. Scatena una guerra nel lontano Medio Oriente. Tutto questo senza chiedere il consenso del Parlamento perché per lui i rappresentanti del popolo sono soltanto la prima fila della platea mondiale, “la platea del più grande presidente della storia degli Stati Uniti d’America”.
Potrebbe essere la trama di un film. Se fosse realtà, l’uomo della TV lascerebbe sulle spalle delle nuove generazioni americane sterminate devastazioni del pianeta, l’odio di interi popoli, un debito pubblico U.S.A. insostenibile.
Andrea Pirro




