LA CRISI DEI PARTITI

LA CRISI DEI PARTITI

I media italiani ritornano di tanto in tanto sul tema della “crisi dei partiti”: caos nel Partito Democratico… guerre nella Lega… congiure in Forza Italia. I titoli sulla “crisi dei partiti” paiono severi, poi però gli articoli dissertano su bisticci fra fazioni, sulla contesa per la supremazia interna. Quindi la questione rimane nebulosa.
Quando parlano dei partiti i media italiani si esprimono con celata deferenza, conformandosi alla versione della RAI che li dipinge come grandi fucine di idee, centri di fervente dibattito e partecipazione popolare. Anche la carta stampata si adegua alla narrazione di Stato, ora che la vendita dei quotidiani è in caduta libera. Eppure non ci sarebbe bisogno di avventurarsi in difficili inchieste per scoprire che i partiti italici sono il giocattolo di poche persone. Chiunque si sia avvicinato alla politica sa che i capi, gli occupatori ultradecennali di uno scranno in Parlamento, non sono gli uomini migliori ma gente che fa terra bruciata intorno a sé. E se i capi sono campioni nel far terra bruciata, il loro partito non può che essere una forza politica di facciata, un esercito senza truppa, con scarsissimo consenso ideale.
Nel 2022 gli stipendi degli italiani sono tra i più bassi d’Europa. Qualcuno chiederà: che c’entra questo con la crisi dei partiti? La risposta è semplice: il sistema Italia brucia gran parte della ricchezza prodotta, ma i partiti italiani non sono in grado d’incidere sul sistema. Non sono in grado perché, come fanno i loro capi, dissipano consenso, attivisti ed elettori. E se i partiti perdono la base come possono riuscire nella difficile impresa di costruire, rafforzare, modernizzare il sistema?
Solo forze politiche coese e sostenute da ampio consenso possono lavorare sul sistema, fare riforme decisive.
Dunque la crisi non riguarda soltanto i partiti, ma investe le fondamenta della democrazia italiana. I cittadini l’hanno capito. Anche se i media non hanno il coraggio di dire la verità, gli italiani hanno capito che la rappresentanza politica è falsata e si astengono dal voto. La storia del Movimento 5 Stelle conferma: in tredici anni, ossia dal 2009, anno della fondazione, ad oggi, non è riuscito a farsi rappresentante dei territori. Il vertice del “non-partito senza sedi e senza tesori” si è inventato referenti regionali. E che cosa hanno fatto finora i “referenti regionali”… indovinate un po’? Hanno falciato chiunque potesse fargli ombra. Altro che democrazia dal basso!

                                                                  Andrea Pirro

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