POLITICA E SPETTACOLO

Davvero qualcuno può credere di mettere l’Italia in buone mani tracciando una croce sul simbolo di Calenda e Renzi? Quei due hanno dichiarato pubblicamente di non avere stima reciproca, ma adesso, in vista di elezioni politiche, cantano l’inno nazionale spalla a spalla.
Sarebbe però avventato liquidare la coalizione Calenda-Renzi come una delle tante farse della politica italiana che non fanno nemmeno ridere. Osservando le loro mosse si comprende quanto sia urgente in Italia una LEGGE SUI PARTITI che stabilisca regole per la fondazione del partito politico. Il partito politico, secondo la Costituzione della Repubblica Italiana, deve essere composto da associati, non da iscritti, e giammai da spettatori. Quindi il vero partito non può che nascere come comunità territoriale, perché soltanto nelle comunità territoriali ci si può associare con persone conosciute e scegliere di essere rappresentati da figure degne.
Invece da noi fioriscono bandiere che appartengono più allo spettacolo che alla politica. Come appunto Azione, il partito di Carlo Calenda, che non avendo un’organizzazione in grado di raccogliere le firme necessarie per presentare liste elettorali si aggrega ad altri partiti. Dapprima il suo simbolo appariva accanto a quello di + Europa, adesso è “ospite” di Italia Viva.
Qualcuno dirà: ma che pasticcio è questo? Risposta: è la politica italiana.
Una LEGGE SUI PARTITI deve ridare ai cittadini il diritto alla chiarezza della proposta politica. Senza una LEGGE SUI PARTITI proseguirà lo svuotamento della democrazia italiana, la politica sarà un campo in abbandono, infestato da bande mediatiche. Dilagherà l’astensionismo e il voto di scambio.  Si regaleranno poltrone a personaggi inventati dai media, a maschere televisive e cortigiani locali. I governi di forze politiche simboliche, cioè prive di consenso diffuso e di capacità di mobilitazione, saranno sempre più inconcludenti, propensi all’obolo e al debito infinito.
Calenda e Renzi ci insegnano che il partito italiano attuale è una montatura mediatica fine a se stessa, una performance di professionisti dell’autopromozione.
In Italia un filo sottilissimo divide la politica dallo spettacolo.

                                                                   Andrea Pirro

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