SETTE ANNI DOPO

Quelli che nel 2014 erano attorno al palco di Cagliari dove Beppe presentava i candidati alle elezioni europee dovrebbero avere tutti gli elementi per giudicare quanto è accaduto dopo. Il video dell’evento è su YouTube: è facile rinfrescare memoria. Ci sono portavoce e candidati schierati dietro Beppe che dice di conoscerli e di apprezzarli uno per uno, dice che il M5S inserirà in Costituzione il vincolo di mandato, che l’adesione all’euro la devono decidere gli italiani con un referendum e non i cazzoni dei partiti.
Sono passati sette anni da allora. Com’è andata? Il Movimento non si è mai battuto per l’inserimento del vincolo di mandato in Costituzione. Il Movimento non ha mai compiuto i passi necessari per l’indizione di un referendum sull’euro. La maggior parte dei portavoce e dei candidati che erano su quel palco sono usciti dal Movimento o ne sono stati espulsi insieme a 96 parlamentari. (Chi sarebbero i cazzoni? Quelli che sono usciti o quelli che sono rimasti?).
Sette anni dopo è pesante il fardello di contraddizioni e battaglie sbagliate, ma nessuno si è mai preso la responsabilità né degli errori, né del crollo dei consensi. 
Il Movimento decide di ritornare ad una guida collegiale. Decisione sacrosanta, presa dall’assemblea on-line. Ma poi, come se nulla fosse, elegge un presidente, il professor Giuseppe Conte, con una votazione bulgara a candidato unico.
Questa la storia del Movimento negli ultimi sette anni. Nuda e cruda. Quelli che erano attorno al palco del 2014 non possono non vedere che il Movimento è il partito personale del Garante, confermato in carica a vita dal nuovo statuto. Il Garante, dopo i consueti tentennamenti, ha scelto di affidare la sua creatura ad un nuovo primattore. Lo spettacolo deve continuare.
E’ tutto così chiaro! E mi sembra strano trovare ancora nelle chat, unici luoghi di confronto che sopravvivono nei territori abbandonati dal Movimento, le persone che conobbi intorno al palco del 2014: i nemici del professionismo in politica, i cultori della democrazia dal basso.
Veramente sono le stesse persone?
Il pensiero corre agli sfortunati candidati bruciati sulle graticole dell’era giacobina del Movimento, agli ingenui idealisti che misero in piedi sedi fisiche di dibattito e aggregazione. Carne da macello.
Fino a quando una LEGGE SUI PARTITI non farà del partito un luogo fondato su regole e responsabilità d’interesse generale, comuni a tutte le forze politiche, fino a quando una LEGGE SUI PARTITI non stabilirà che le cariche pubbliche sono l’opportunità di dedicare la propria vita al bene comune per un periodo limitato, la politica italiana sarà lo stesso teatrino inconcludente.
Andrea Pirro

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