L’INVENZIONE DEL PARTITO 2

In un’intercettazione telefonica del 2010 Silvio Berlusconi chiede a Nicole Minetti, igienista dentale, consigliera regionale della Lombardia, nonché ballerina di lap dance nelle cene galanti di Arcore, se sarebbe disponibile per un seggio nel Parlamento Italiano. La proposta è buttata lì leggera come un invito al bar.
Nel 2014 Beppe Grillo urla nelle piazze che devono essere gli italiani a decidere se adottare l’euro come moneta nazionale, non quattro cazzoni dei partiti.
Bastano questi due accenni per capire che il partito di Berlusconi è un’allegra brigata di persone che stanno con lui perché conviene. Il partito di Grillo è una platea ammaliata da proclami demagogici. E’ chiaro che entrambi i partiti non fanno gli interessi dello Stato Italiano: perché un partito serio non sceglie i rappresentanti del popolo per l’aspetto gradevole; perché un partito serio non illude la gente con la favola della valuta sovrana. (Chi accetterebbe di fornire oro nero in cambio della nuova cartamoneta di un Paese enormemente indebitato?).
“Sei contenta tesoro?” chiede Silvio alla Minetti nella famosa telefonata. “Sono felicissima!” cinguetta lei, ed è facile crederle perché è bello occupare una poltrona del consiglio regionale della Lombardia per diecimila euro al mese piuttosto che cacciare le mani nella bocca dei pazienti.
Andrea Pirro

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