
In questi giorni la grande democrazia americana offre importanti insegnamenti ai sostenitori dell’elezione diretta del premier. Quando in Italia l’elezione diretta sarà in vigore, le forze politiche, pur di vincere, candideranno personaggi del circo mediatico. Poi accadrà che il partito s’inchinerà attorno al suo premier, perdonerà i suoi errori, la sua inadeguatezza, le sue guerre. Diventerà il suo partito personale.
In Italia l’elezione diretta del premier non c’è, potrebbe non essere introdotta mai. Eppure i partiti personali fioriscono numerosi intorno a facce note. Si dichiarano democratici, ma sono in realtà dominati da una cerchia di cortigiani.
Il partito personale falsifica la democrazia. Il partito personale è una frattura tra popolo e politica.
In una democrazia compiuta il partito politico è ben altra cosa: è un’associazione di cittadini disciplinata da una LEGGE COSTITUZIONALE SUI PARTITI, un’associazione dedita alla partecipazione paritaria alla politica, al confronto, al rispetto del dissenso, ad una scelta collegiale e trasparente delle migliori candidature elettorali.
Può compiere questa missione un palazzo occupato dai cortigiani di un divo che elargisce nomine e prebende?
Andrea Pirro