MIGRANTI

In Italia l’immigrazione è un fenomeno in ascesa da anni. Ogni estate rimbombano gli allarmi contro l’invasione dello straniero, le proteste di quelli che accoglierebbero tutti, i mugugni di chi vorrebbe che i soccorritori nordeuropei si portassero a casa loro i naufraghi che salvano. Insomma, con l’arrivo della bella stagione monta in Italia un teatrino balneare fra buoni e cattivi.
La Storia insegna che le grandi migrazioni sono state un banco di prova per popoli e civiltà. Oggi l’Italia affronta questa prova con 2700 miliardi di debito pubblico e una denatalità così grave che c’è chi ritiene che gli immigrati sarebbero una forza lavoro ormai indispensabile, che il nostro Paese dovrebbe investire nella loro formazione, dovrebbe dare loro una dimora, dovrebbe affidarli alla sanità pubblica. (Un grosso sforzo economico, con molte incognite. Siamo certi che gli immigrati siano disposti a fare i lavori che gli italiani rifiutano? La formazione in Italia non ha mai funzionato: dovrebbe dare buoni risultati proprio con gl’immigrati?)
A destra si grida all’invasione, si paventa la sostituzione etnica. Ma prima di eccitare gli istinti sarebbe più serio dire che nelle condizioni in cui versa il nostro Paese è difficile governare l’immigrazione e renderla proficua. Prima di parlare di etnia italiana sarebbe più serio fare di tutto per contrastare la denatalità, una catastrofe già in atto, che si abbatterà sugli anni a venire con intensità crescente.
La denatalità, la migrazione all’estero dei giovani specializzati, il numero dei pensionati maggiore dei lavoratori in attività, sono derive peggiori perfino del debito pubblico a 2700 miliardi di euro. E invece la TV di Stato sussurra che saremo sempre un popolo benestante, che lo stato di diritto nessuno ce lo toglierà, che la nostra democrazia sarà eterna. Ma tutto questo è l’inganno di un’élite che occupa Parlamento e media. Stato di diritto, civiltà, democrazia, sono valori che un popolo conquista giorno per giorno. Una civiltà può essere arricchita dall’immigrazione, ma deve preservare le proprie radici e tendere al progresso. Deve essere difesa innanzitutto dagli italiani che si confrontano con la propria Storia. Soltanto loro possono comprendere fino in fondo la propria civiltà, lo stato dell’arte della democrazia, della giustizia, dell’economia, dei diritti civili. Soltanto loro sanno da dove vengono e a quali obiettivi mirare.
La nostra non è una democrazia compiuta, e non lo sarà fino a quando i partiti saranno il codazzo di un volto televisivo. Perché chiunque si sia cimentato in politica sa che le persone fanno cordata per aggirare la selezione dei migliori. Dietro un istrione, la fila dei cortigiani utili a se stessi, non al Paese. Difatti l’art. 49 della Costituzione della Repubblica Italiana parla di cittadini associati in partiti, non di capi e seguaci. Ne consegue che il partito politico non promana da un palazzo romano, ma nasce nei territori e nei territori sceglie con metodo democratico i propri rappresentanti.
Per le migranti iraniane è una gran cosa sfuggire all’orrore, attraversare una piazza senza che un pasdaran le frusti se non portano il velo, ma solamente i giovani italiani, tanti giovani, potranno dar loro speranza salvando la civiltà che le ha accolte e i valori che li hanno formati, battendosi per una democrazia compiuta.
E in ogni caso una civiltà è conquista di chi rimane, di chi ritorna in patria, di chi paga le tasse nel proprio Paese.

                                                                 Andrea Pirro

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