L’uomo antico viveva nel silenzio, apprendeva le notizie dai viaggiatori di passaggio. Oggi una tempesta di messaggi travolge le persone: per questo le dittature esercitano un controllo ferreo sui media, per questo nelle democrazie il potere fa leva sull’empatia con le masse. Per orientare quell’empatia la politica dei nostri giorni spende molto (sondaggi, asservimento dei media, ecc.).
Sopravvive la democrazia in queste condizioni? Può il demos (dal greco: il popolo) avere una visione chiara della realtà e fare scelte politiche consapevoli?
La democrazia si realizza dove i cittadini sono disposti a fare politica, ad impegnarsi nel partito, perché solo il confronto fra le persone permette di comprendere i problemi del Paese, di assumere la responsabilità di provvedimenti anche difficili, di selezionare le candidature dei migliori. Perciò il partito dovrebbe rappresentare la pietra angolare, lo strumento imprescindibile per la partecipazione dei cittadini alla politica nazionale.
Il partito dovrebbe godere delle prerogative delle istituzioni. L’ordinamento giuridico dovrebbe imporre a tutte le forze politiche meccanismi che garantiscano la libera partecipazione degli iscritti, la regolarità della nomina dei dirigenti e delle votazioni in generale. I partiti dovrebbero essere certificati per evitare che siano carrozzoni personali oppure schermo di consorterie.
Insomma, senza regole non aggirabili sono favole concetti come: dibattito interno, limiti ai mandati elettorali e alle cariche pubbliche, selezione dei migliori. Senza regole vincolanti per tutte le forze politiche, nel partito regnano cerchie di prìncipi.
In Italia, disinteresse, discredito, sfiducia, hanno fatto della politica una landa desolata dove il 50% dei cittadini si astiene dal voto elettorale. Dal crollo dei vecchi partiti ideologici (comunista, democristiano, socialista), si è arrivati a governi formati da “coalizioni di partiti minoritari”, quelli che si dividono i pochi consensi dell’elettorato con i partiti multicolori che fioriscono numerosi in vista delle elezioni, attratti dalla possibilità di entrare nella coalizione vincente e occupare una poltrona. Ma le coalizioni sono deboli come i partiti che le compongono: evitano provvedimenti impopolari, fanno debito per distribuire oboli, fingono di non vedere che il Paese è destinato a scomparire a causa dell’evasione fiscale e della denatalità.
E dietro una democrazia inconcludente aleggia la chimera dell’uomo forte, solo al comando.
La democrazia è un patrimonio fragile, che un popolo costruisce giorno dopo giorno. Il cammino verso una democrazia compiuta è un cammino di civiltà.
Andrea Pirro