In uno degli ultimi discorsi Joe Biden ha denunciato l’avvento di una pericolosa oligarchia negli U.S.A.. In queste parole è facile ravvisare il riferimento a Donald Trump, al rischio che lui e la sua cerchia possano invadere la sfera dei parlamentari democraticamente eletti.
In Italia una simile “invasione” va avanti da anni. L’esecutivo governa emanando decreti-legge che il Parlamento è chiamato a ratificare d’urgenza. La TV di stato mette il primo ministro Giorgia Meloni al centro della scena politica, ogni provvedimento discende dalla sua sagacia di statista mentre i ministri sono sostituibili comprimari. I sondaggi le assegnano un gradimento crescente.
Questo fenomeno ha un nome: personalizzazione della politica.
La personalizzazione della politica italiana viene da lontano: dal tramonto delle ideologie avviato dall’inchiesta della magistratura chiamata “Tangentopoli” che negli anni 90’ accertò che i vertici dei grandi partiti taglieggiavano gli imprenditori. Seguirono sentenze di condanna, suicidi, fughe all’estero. Ma soprattutto si diffuse discredito per i partiti e un astensionismo elettorale che da allora non ha mai smesso di crescere.
Internet poteva essere l’occasione per un rafforzamento della democrazia: in quanto mezzo d’informazione multilaterale, di partecipazione popolare alla politica. Ma la rete è presto diventata un fiume inquinato. In internet la democrazia è ridotta ad un generico sistema di governo fondato su elezioni, in internet gli attivisti politici sono la platea del famoso che sfrutta internet come fanno gli influencer: imperversa nei media, trova finanziatori a buon mercato, condiziona le coalizioni di governo.
L’oligarchia che Joe Biden teme è una grave distorsione del sistema democratico, un’insidia inquietante per il mondo intero: il partito personale.
Andrea Pirro