SE LA DEMOCRAZIA E’ UN INGANNO

La democrazia è ormai celebrata come un patrimonio dell’Occidente, Stati Uniti in testa. Il resto del mondo ci imita: persino le dittature africane si spacciano per democrazie, persino in Corea del Nord si indicono elezioni.
Purtroppo il “governo del popolo” è principio interpretabile, la sua piena realizzazione difficile. In Italia si sa com’è andata a finire la democrazia: una moltitudine di partitini fittizi occupa la televisione, mentre la stampa (poche inchieste, molta deferenza verso il potere) racconta una democrazia stereotipata. In Italia la democrazia si è arenata nel partito. Il partito italiano non è l’associazione di cittadini che concorrono a determinare la politica nazionale, a norma dell’art. 49 della Costituzione. Il partito italiano è personale, oppure obbedisce a una corte di principini. Anche il Movimento 5 Stelle dopo il fortunato esordio come partito della democrazia dal basso si è adeguato all’andazzo generale con l’imposizione di un presidente e dei suoi favoriti. Ma negli altri partiti c’è di peggio: donne del padrone elette in collegi blindati, senatori dediti a far clientela da trent’anni.
La mia esperienza è questa: nel partito si respira, e forse si respirerà sempre, l’aria pesante dell’ambizione e dell’arrivismo. Le poltrone sono assegnate ai gregari delle cordate romane, personaggi impegnati a segare le gambe a chiunque possa fargli ombra. E’ così che la democrazia diventa il governo dei peggiori.
In Italia la democrazia sarà un inganno fino a quando una LEGGE SUI PARTITI non stabilirà regole comuni per tutti i partiti che ribaltino l’attuale struttura verticistica delle forze politiche. Prima regola: il partito nasce nei territori, quindi cariche di partito e candidature devono essere decise da assemblee locali. Seconda regola: il cittadino può svolgere un numero di mandati limitato.
Queste regole rivoluzionerebbero la politica nostrana? L’alternanza ostacola il clientelismo, stimola la partecipazione. La maggior partecipazione, la conoscenza diretta, renderanno più rigorosa la selezione dei dirigenti del partito e dei candidati a cariche pubbliche.
In ogni caso: il partito non può fallire. Dove il partito politico fallisce trionfano i demagoghi, le associazioni segrete, la criminalità organizzata.

Andrea Pirro

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